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Diario
11 maggio 2012
Il giro a Laceno e l'elogio della pedivella
Il Giro d'Italia 2012 ha come punta meridionale del suo itinerario l'Irpinia, con l'arrivo a Lago Laceno. Per me che amo il ciclismo e la bici è l'occasione per una riflessione su Tu si nat in Italy, non solo sulla festa che il Giro d'Italia rappresenta, ma sulla bici come modo di essere e come antidoto alla mobilità esasperata 
Il Giro d'Italia, una festa popolare e un'opportunità
Domenica 13 maggio l’Irpinia sarà sugli schermi dei
televisori italiani e stranieri perché ospiterà un arrivo di tappa del Giro
d’Italia, a Lago Laceno. L’appuntamento rosa è diventato una piacevole
abitudine negli ultimi anni, quando la salita di Montevergine è stata inserita
tra le tappe iniziali della corsa rosa, e dove ha sempre rappresentato anche un
primo test per i corridori più forti.
Quest’anno, Lago Laceno rappresenterà anche la punta più a
sud che l’itinerario ciclistico toccherà, anche per il fatto che il Giro
quest’anno è partito dalla Danimarca. La scelta di coinvolgere altri Paesi come
sede di tappa ha motivazioni legate a sponsor e ascolti televisivi, e
quest’anno è cambiato anche il colore della maglia assegnata ai migliori
scalatori, che da verde è diventata azzurra per far contento lo sponsor.
Bisogna anche dire che i Paesi scelti sono posti dove, prima ancora che il
ciclismo, è la bicicletta a rappresentare molto più che un mezzo di trasporto,
tanto da avere la precedenza sulle altre vetture e anche sui pedoni (è il caso
dell’Olanda, da dove è partito il Giro del 2010, e della stessa Danimarca). Il
prossimo anno si parla di Napoli come sede di partenza di un Giro che prevede
più chilometri al Sud.
La presenza del Giro d’Italia sulle nostre strade, quindi, ha
significati che vanno al di là del semplice evento sportivo, un evento popolare
e festoso che ha attraversato la storia italiana del Novecento. Non mancheranno
sicuramente le iniziative legate alla promozione turistica del territorio; l’Altopiano
del Laceno e i comuni vicini di Bagnoli Irpino, Montella e Nusco hanno
sicuramente un potenziale positivo in tal senso, fatto di bellezza
paesaggistica, di piste da sci, aree attrezzate e sentieri, ma anche di
prodotti gastronomici tipici (il tartufo nero di Bagnoli, la castagna di
Montella, il caciocavallo e il pecorino, i vini irpini).
Ma la vetrina offerta dal Giro porta in evidenza anche le
criticità di chi vive in questo territorio e deve fronteggiare la crisi del
lavoro e altre vertenze di diverso tipo; gli operai della Irisbus, i forestali
e poi i sostenitori della linea ferroviaria Avellino – Rocchetta e i tifosi
della Scandone hanno già in qualche modo annunciato la propria presenza.
Più in generale, la crescente esperienza che la provincia sta
assumendo nell’organizzare e nell’ospitare tappe della Corsa Rosa, potrebbe
spingere a qualcosa di più, a un discorso legato alla cultura e alla salute.
Chi è appassionato di bicicletta, e non solo a scopi agonistici, sa quanti
scenari e percorsi ideali per i cicloamatori offre il nostro territorio, tra il
verde, i corsi d’acqua, le colline di vigneti e le strade di campagna.
Allo stesso modo sarebbe conveniente sensibilizzare e
favorire l’uso della bicicletta per la mobilità urbana, soprattutto dove i
dislivelli non sono così consistenti (il capoluogo in questo senso si
presterebbe bene).
Ma c’è tanto da lavorare, in tutte le città d’Italia, per
creare le condizioni utili a questo scenario. Lo scorso 28 aprile a Roma circa
50 mila persone hanno partecipato alla giornata #Salvaiciclisti, in
contemporanea con Londra. Questa iniziativa è stata lanciata dal “Times” per
sensibilizzare alla mobilità urbana sostenibile e per invitare al rispetto di
chi usa la bici da parte delle altre vetture motorizzate, intervenendo sulla
viabilità e sulla segnaletica con una vera e propria piattaforma in otto punti,
ma anche autoregolamentando il comportamento dei ciclisti urbani. Purtroppo, lo
scorso anno sono state in Italia 2556 le vittime di incidenti in bicicletta.
Spostarsi in bicicletta, e poterlo fare in sicurezza, è il
modo più conveniente per coprire brevi distanze, evita imbottigliamenti e
nevrosi da traffico, evita di imprecare contro il prezzo dei carburanti,
permette di stimolare più sensi (l’olfatto, l’udito, la vista) e influisce in
positivo sul benessere fisico.
Il Giro d’Italia, oltre ai colori della carovana, allo
spirito di gara e alle manifestazioni collegate, può quindi stimolare la voglia
di pedalare e magari discorsi più importanti legati al turismo e al modo di
vivere le città e il territorio.
LINKS COLLEGATI
Le informazioni tecniche sulla tappa (altimetria, percorso,
mappe)
http://www.gazzetta.it/Speciali/Giroditalia/2012/it/tappa.shtml?t=08&lang=it
Associazione Palazzo Tenta 39 – Bagnoli Irpino
http://www.palazzotenta39.it/public/?p=23456
Consorzio Laceno- IrpiniaTurismo
http://www.consorziolaceno.com/servizi/irpinia-turismo/
SALVA I CICLISTI
http://www.salvaiciclisti.it
9 maggio 2012
E' uscito "Sismografie. Tornare a l'Aquila mille giorni dopo il sisma"

SISMOGRAFIE. Tornare all'Aquila mille giorni dopo il sisma è il titolo di un volume collettivo nato dalle pagine web di Lavoro Culturale, un blog cultural-letterario che raccoglie contributi e discussioni ed è promosso e gestito da giovani studiosi e studenti dell'Università di Siena. Da una serie di saggi e articoli sul terremoto dell'Aquila del 2009 è nata l'idea di dar vita a un volume di riflessione a più voci.
LEGGI LA RECENSIONE SU CARMILLA LA SEZIONE SISMOGRAFIE SU LAVORO CULTURALE
18 aprile 2012
Buone e cattive pratiche, dall'Irpinia a l'Aquila
Sul Mattino di Av di oggi, 18 aprile, è uscito questo mio pezzo. Buona lettura.
Il terremoto, Barca e la lezione dell'Irpinia
Stefano Ventura
Il
ministro per la coesione territoriale, Fabrizio Barca, ha visitato alcuni paesi
del Cratere domenica scorsa, accompagnato dall’ex sindaco di Sant’Angelo dei
Lombardi, Rosanna Repole, e incontrando diversi sindaci e amministratori. Il
motivo della visita è stato l’approfondimento delle dinamiche di legge e di
ricostruzione urbanistica che hanno contraddistinto la ricostruzione irpina,
con i suoi processi virtuosi e casi positivi e con le ombre che hanno ispirato
più volte la narrazione scandalistica che i media hanno trasmesso nel corso
degli anni all’opinione pubblica nazionale.
In
particolare Barca ha cercato di conoscere dettagliatamente i meccanismi di
ricostruzione dei centri storici dei piccoli paesi irpini, alla ricerca di
spunti e stimoli da trasferire a L’Aquila. E’ incoraggiante che un ministro che si occupa di coesione dei
territori, qualcosa di cui si ha un drammatico bisogno in tempi di tagli
serrati, accorpamenti e chiusure di strutture, visiti queste aree del
Mezzogiorno diverse dalle solite mete.
Sarebbe stato bello avere la stessa attenzione durante l’emergenza neve
del febbraio scorso, soprattutto da parte degli amministratori della Regione
Campania.
Il
ministro Barca ha avuto occasione di spiegare il suo modo di intendere le tre
parole chiave (infrastrutture, scuola e banda larga) da lui individuate per
tentare di dare una scrollata al Mezzogiorno intorpidito.
La
visita capita poi in prossimità dello sblocco di circa 50 milioni di euro per
completare la ricostruzione in provincia di Avellino; un’occasione importante
per i comuni terremotati, una piccola boccata d’ossigeno da gestire all’insegna
di metodi e criteri nuovi, come proposto nel dettaglio di norme e procedimenti da
alcuni sindaci, dall’Anci e dalla Lega Autonomie.
Un piccolo
esempio di un progetto - pilota innovativo Barca lo ha osservato ad Auletta
(Salerno) dove ha sede un Osservatorio sul Doposisma. Qui Il recupero del
centro storico, il “Parco a ruderi”, ancora abbandonato dal 1980, è stato al
centro di un concorso di idee coordinato a RENA ( Rete per l’Eccellenza
nazionale), che ha visto partecipare 56 progetti da tutto il mondo; sono stati
poi scelti cinque finalisti, che si sono confrontati in un workshop che avvierà
un percorso per prendere il meglio da ognuno dei progetti. I prossimi mesi
diranno se la sfida è stata vinta, ma quelli finora giunti sono segni
incoraggianti.
Tra
le cose buone da suggerire per la ricostruzione dell’Aquila, se fosse possibile,
si dovrebbe restituire un pizzico di quello spirito che animò gli irpini e i
lucani subito dopo il sisma, quella voglia di ripartire, quel senso di
solidarietà e di comunità che poi, con l’arrivo dei soldi per ricostruire, e
quindi degli interessi, andò scemando. Gli aquilani, se rivogliono il loro centro
storico, non dovranno essere egoisti, dovranno essere pronti cedere anche
qualche metro quadro di proprietà, dovranno pensare all’insieme e non al
particolare.
Sulle
cose da non fare, invece, bisogna rimarcare che le cricche e il malaffare,
compreso quello criminale, sono abilissimi a infiltrarsi tra subappalti,
concessioni e incarichi, specie se c’è fretta di fare. Su questo si deve
vigilare, al di là dei certificati antimafia, con strutture inquirenti e di controllo,
ma anche con la partecipazione attiva degli stessi terremotati e della società
responsabile.
Inoltre,
sarebbe buono evitare progetti megalomani e sradicati di infrastrutture e
sviluppo. Non voglio parlare delle aree industriali del cratere, faccio un
altro esempio più recente; a San Giuliano di Puglia è stata costruita una
scuola avveniristica, dopo il terremoto del 2002, costata quattro milioni di
euro per circa 100 bambini iscritti. Non sarebbe forse meglio costruire tante
scuole, asili e plessi universitari “normali”, sicuri e attrezzati, invece che
strutture sovradimensionate?
12 aprile 2012
CO/Auletta, le tue idee abitano qui
 14-16 aprile: il workshop finale del concorso di idee
CO/Auletta: le tue idee abitano qui
Il workshopI progetti selezionati
Sabato 14
aprile alle 9,30 presso la Casa delle parole ad Auletta inizierà il confronto tra
partecipanti, organizzatori e giuria. Ospite Gianni Pittella, vice presidente vicario del Parlamento Europeo.
Alle 17,30, presso il Museo MIdA01 a
Pertosa, si terrà l’incontro “Chi ci accompagna
nell’internazionalizzazione” con Silverio
Ianniello (consigliere Fondazione MIdA), Antonio Marino (direttore generale BCC di Aquara), Stefano Aumenta (direttore generale BCC
di Sassano), Carlo Barbieri (ICCREA
Holding), Pietro Celi (direttore del
Dipartimento per l’impresa e l’internazionalizzazione del Ministero dello
Sviluppo Economico), Nicola Falcone
(presidente API salerno), Virgilio Gay
(direttore Fondazione MIdA), Massimo Lo
Cicero (economista).
Domenica 15 aprile alle 10,00, invece, il presidente dell’associazione
RENA Francesco Luccisano e la
direttrice scientifica della Fondazione MIdA Mariana Amato incontreranno ad Auletta i finalisti. Ospiti i
governatori Stefano Caldoro
(presidente Regione Campania) e Vito De
Filippo (presidente Regione Basilicata), nonché Fabrizio Barca (ministro per la Coesione Territoriale).
Caldoro, De Filippo e Barca interverranno poi alle
11,30 presso il MIdA01 a Pertosa al dibattito “SUD – Liberare le energie, far vincere le
idee”, a cura di Antonello Caporale,
giornalista di Repubblica e direttore dell’Osservatorio permanente sul dopo
sisma. Al tavolo dei relatori lo scrittore Pino
Aprile, il presidente della Fondazione per il Sud Carlo Borgomeo, il direttore della Fondazione MIdA Virgilio Gay, il giornalista Gianluigi Paragone e il presidente di
Symbola Ermete Realacci.
Aperto ufficialmente il 26 novembre 2011 e conclusosi
il 16 febbraio 2012, “Co/Auletta” è un progetto partecipativo volto a
raccogliere idee a livello
internazionale per la ristrutturazione del Parco a ruderi di Auletta, comune
salernitano gravemente danneggiato dal terremoto del 1980. Il progetto,
promosso dalla Fondazione MIdA e dal
comune di Auletta, è stato
ideato e coordinato da RENA con la
collaborazione di Snark – space making.
Su 56 proposte pervenute - il 15% delle quali
dall’estero (Spagna, Regno Unito, Danimarca, Germania, Messico) – i gruppi che secondo la valutazione
della giuria, “costituiscono la migliore squadra possibile per garantire
agli enti banditori, in caso di prosecuzione del rapporto, il miglior
svolgimento possibile del processo”, sono: Lucchetti/Sghedoni (Can Auletta
feed itself?), Vida+facil (Le mie idee cercano casa qui!), Allies & Morrison urban architects (My Auletta), Agenzia aste
e nodi (Scenari possibili), Qart progetti (Auletta paese che
parla).
La
tipologia dei gruppi partecipanti spazia dai più ovvi professionisti, a
imprese, a rappresentanti del terzo settore, a gruppi interni, a
istituzioni universitarie, a studenti. Primeggiano le discipline classiche
della progettazione orientate all’ambiente urbano, mentre i profili di
scienze sociali, comunicazione, arti visive, management e “green” insieme
rappresentano una massa critica che pareggia la presenza delle tradizionali aree
professionali. Il 52% dei partecipanti ha dichiarato di avere costituito il
team di co/A appositamente per il bando. Nel complesso, circa 390 persone
hanno lavorato al concorso, con un’età media di 33 anni.
www.osservatoriosuldoposisma.com www.felicitainternalorda.it www.fondazionemida.it
24 marzo 2012
Ricostruzione, sbloccati i fondi per Campania e Basilicata
Dal sito dell'Osservatorio sul Doposisma

campagna, 2011 (da http://monesti.blog.tiscali.it)
Il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha approvato nella seduta del 23 marzo una serie di delibere per lo stanziamento di fondi destinati a vari interventi, che contemplano interventi per il recupero e la valorizzazione del patrimonio culturale, interventi infrastrutturali e politiche per il lavoro. All’interno di questo pacchetto di misure si trova anche una voce per le ricostruzioni post-sismiche del territorio dell’Aquila, per le alluvioni in Liguria del novembre scorso e anche per il completamento della ricostruzione in Campania e Basilicata (terremoto del 1980). Per quest’ultima voce i fondi ammontano a 33,4 milioni di euro; di questo fondo andranno in Campania 23,4 milioni di euro, dei quali 9,7 per l'Irpinia, 6 per il Sannio, 5,8 per il Salernitano, 1,7 per la provincia di Caserta. Era dal 2008 che non venivano stanziati fondi per il completamento della ricostruzione. Ora il Ministero per le Infrastrutture dovrà ripartire il fondo tra i comuni che ne hanno necessità per le opere da completare. La delibera del CIPE permetterà, in un periodo di forte criticità per le casse pubbliche e per l’economia, in particolare al Sud, una piccola boccata d’ossigeno. Gli amministratori dei comuni interessati hanno condotto, negli scorsi anni, una lunga trattativa affinchè il ministero delle Infrastrutture consentisse lo sblocco dei fondi e il completamento della ricostruzione. LINKS: http://denaro.it/blog/2012/03/23/autoimprendiorialita-e-occupazione-il-cipe-sblocca-65-milioni-di-euro-2/ http://www.irpinianews.it/Politica/news/?news=100010 http://www.adnkronos.com/IGN/News/Economia/Dalloccupazione-alla-cultura-il-Cipe-da-il-via-libera-allo-stanziamento-dei-fondi_313122223129.html http://www.salernonotizie.it/
20 febbraio 2012
Ripensare le geografie dell'interno
Da Il Mattino, 20 febbraio 2012
E' inaccettabile la lontananza che di
fatto separa Napoli dai paesi dell'Alta Irpinia sommersi dalla neve dei giorni
scorsi. Franco Arminio ha colto bene il
problema quando dice che “per Caldoro venire in Irpinia è come andare in
Mongolia”.
Questo grido di aiuto non è venuto solo
dal nostro entroterra ma ha accomunato tutta l'Italia dell'Appennino, dalla Val
Marecchia al Matese, dalla Val Roveto ai paesi più impervi della Basilicata.
L’emergenza, purtroppo, per le aree
interne dura tutto l’anno, e di volta in volta chiede ai cittadini e alle
istituzioni locali di lottare contro la chiusura di un ospedale, la soppressione
di treni e corse di autobus, gli accorpamenti di scuole, l’allarme per una
nuova discarica.
Ci sono state molte pagine che hanno
descritto questa antinomia tra costa e interno, tra sovraffollamento e
abbandono, tra governo centrale e autonomie decentrate. Già Carlo Levi nella
sua opera più famosa scriveva che “finchè Roma governerà Matera, Matera resterà
anarchica e disperata, e Roma disperata e tirannica”. Resta anche tremendamente d’attualità
l’analisi di Rossi Doria, che parlava di “osso” e “polpa” del Mezzogiorno.
Oltre alla constatazione di uno stato di
cose presenti, esiste oggi un progetto, più progetti per dare speranza e futuro
alle aree interne?
E’ questo il tema centrale
dell’appuntamento di oggi nel quale verrà presentato il rapporto
dell’Osservatorio sul Doposisma sulla “fabbrica del terremoto” (alle 16 e 30 al
Circolo della Stampa di Avellino). Nel rapporto c’è un quadro storico
dell’intervento di industrializzazione successivo al sisma del 1980, ma ci sono
anche alcune proposte di attualità per il Mezzogiorno.
Siamo di fronte a due fenomeni nettamente
contrapposti ma ugualmente assurdi, la disperazione e la desolazione delle zone
interne, dove chiudono gli ospedali, le scuole, i servizi, mancano treni,
autobus, strade comode, e poi c’è il soffocamento delle metropoli, dove si
impazzisce e si soffre per la mancanza di spazio vitale.
La convinzione di chi propone questa analisi
è che non servono solo le grandi opere, che finiscono presto per alimentare lo spreco;
serve tantissimo l’ordinario, una manutenzione e una cura quotidiana del
territorio. Non serve a questo Sud solo l’alta velocità, serve soprattutto una
velocità normale, una modernità possibile e non esclusiva.
Si fa un gran parlare di riforme e si
parla anche della soppressione delle Province e di accorpare i piccoli paesi.
Non entro nel merito delle proposte, anche se penso a quei piccoli paesi
appenninici isolati dalla neve, con strade dissestate e decine di chilometri
distanti da un altro comune, dove almeno un sindaco poteva agire con quel
minimo di autorità in suo possesso. Sarebbe saggio ripensare le geografie
dell’interno, come scrive Vito Teti, un antropologo calabrese; sarebbe utile per
la provincia di Avellino instaurare un discorso aperto e continuo con le aree
che condividono la nostra conformazione orografica su tutto l’Appennino, le
montagne e le acque, in un ottica di reciproca conoscenza e azione comune. Ci
sono diverse potenzialità e settori strategici (le energie rinnovabili,
l’agroalimentare e l’enologia, la cura e la tutela del paesaggio e del
patrimonio storico-artistico, il turismo sostenibile).
Purtroppo, darsi da fare da soli non
basta; anche far agire in maniera univoca tutti i piccoli paesi dell’Appennino
potrebbe non bastare, se si lavorasse in contraddizione con le condizioni di
sviluppo nazionali, europee e mediterranee.
Un patto tra politica, società civile,
imprenditoria e centri di ricerca e promozione culturale, basato sui problemi
reali e ordinari, sarebbe però un ottimo punto di partenza.
Stefano Ventura
www.osservatoriosuldoposisma.com
15 febbraio 2012
Come ricominciare. Fabbriche, sviluppo, aree interne
Lunedì 20, ore 16 e 30 ad Avellino
(Circolo della Stampa)
9 febbraio 2012
Neve in Irpinia, tra emergenza e normalità
Questo articolo è uscito stamattina (9 febbraio) sul Mattino di Avellino, con il titolo "Le catastrofi create dall'uomo". Altre informazioni e letture utili sull'emergenza neve in Alta Irpinia li trovate su comunità provvisorie, piccoli paesi e sugli organi di news locali on line (Tu si nat in Italy, Il Ciriaco, Orticalab e altri).

Teora, febbraio 2012 (foto di Emidio De Rogatis)
Neve,emergenza e buon senso
StefanoVentura
“Lanatura non conosce catastrofi”, affermava lo scrittore svizzero MaxFrisch. Non sono i fenomeni naturali a provocare disastri econseguenze letali per l'uomo, ma l'inadeguatezza e l'impreparazione.La “catastrofe” di questi giorni si chiama neve, quella diqualche mese fa che colpì Genova e Lunigiana si chiamava “bombad'acqua”, ma in generale la comunicazione di massa abusa asproposito della categoria delle catastrofi, ovvero un “sovvertimentodella realtà”, secondo l'etimologia. Benpiù serio è il discorso che riguarda le responsabilità, leinadempienze e i possibili correttivi. In questi giorni sono statispesso chiamati in causa i sindaci, che hanno a loro volta criticatola struttura nazionale della Protezione Civile. InIrpinia sappiamo bene cosa vuol dire protezione civile, sappiamoquanto è stato doloroso e grave che non ci fosse subito dopo lascossa del 23 novembre 1980; abbiamo imparato a conoscere unonorevole di Varese, Zamberletti, che ci ha insegnato, da commissariostraordinario, che la Protezione Civile nasce dal coordinamento trale varie forze, siano esse istituzioni, forze armate, volontari osemplici cittadini. Poiè venuta negli anni Duemila la gestione Bertolaso, contraddistintada un forte interventismo dai modi spicci, una impostazione che haavuto, come effetto secondario, quello di addossare alla ProtezioneCivile un ruolo salvifico che sopperisse ai limitidell'amministrazione ordinaria. Lepolemiche che abbondano e che tirano in ballo anche leamministrazioni locali avellinesi, così come quelle regionali, nonsono infondate, ma sono inutili se non avviano un dibattito corale suuna reale prevenzione e sugli strumenti per realizzarla. Una nevicataparticolarmente forte è un evento prevedibile, come le pioggetorrenziali e come le ondate di calore, a differenza di un terremoto. Laprevenzione chiama in ballo anche i singoli cittadini, che sono iprimi attori della Protezione Civile. Molte volte è il correttocomportamento dei singoli a evitare conseguenze peggiori in caso di allarme o emergenza, basterebbero a volte piccoli atti di buon senso,che non necessitano per forza di una ordinanza del sindaco o di unbollettino della Protezione Civile. Allostesso tempo, però, le istituzioni devono avere un protocollochiaro e condiviso da attuare in previsione e in seguito ad unanevicata, evento tutt'altro che estremo per zone interne come lenostre (anche se quest'ondata ha assunto davvero i caratteridell'eccezionalità, pensiamo ad esempio all'Alta Irpinia). Tuttoquesto insieme di regole e comportamenti non può certo manifestarsiper incanto alla caduta del primo fiocco di neve, ma va preparato,così come va diffusa una cultura capillare e partecipata diProtezione civile. Pensiamo al rischio sismico: i comuni sonoobbligati a dotarsi di un piano di Protezione Civile, a verificarlo,a tenere esercitazioni e a diffonderlo. Anche su questo tema negliultimi tempi si è avuto modo di polemizzare, ma la programmazione ela pianificazione pubblica troppo spesso eludono gli scenari di lungotermine, a vantaggio del tornaconto immediato. Insomma, polemizzare èinutile se fine a se stesso, sarebbe meglio iniziare un processoserio e partecipato che metta al lavoro tutti quelli che possono dareun contributo reale. Passata l'emergenza, sciolta la neve, dovremmo avere cura di continuare astimolare le istituzioni comunali, provinciali e regionali affinchèadottino o perfezionino i propri piani di Protezione Civile, puntandoal pieno coinvolgimento del mondo del volontariato, che in Irpiniaesiste, opera e si impegna, e anche coinvolgendo scuole, enti estrutture di ricerca, professionalità e competenze plurali.
14 gennaio 2012
Teoresi all'estero, si rinnova la tradizione
Metto qui un articolo uscito sul magazine Tu si nat in Italy (da cui ho già pubblicato un articolo). Si parla della tradizione della pizza di Sant'Martin.
L’undici novembre ricorre la festa di San Martino; l’aneddoto
legato alla storia di questo santo narra che in un giorno di autunno, mentre si
trovava nei pressi della città francese di Amiens, Martino incontrò un povero
anziano seminudo e in preda al freddo. Mosso a compassione, divise in due la
sua tunica e ne diede una parte al vecchio; in quel momento le nuvole
lasciarono spazio a un sole estivo. Per questo motivo è detto “estate di San
Martino” il periodo di novembre in cui di solito la temperatura è più mite.
Nella tradizione teorese questa data rappresenta un
appuntamento familiare e di comunità; ci si ritrova con familiari e amici
attorno alla “pizza di Sant’Martin’”, che altro non è che il gateau di patate
preparato con patate, latte, uova, salame, formaggio, prezzemolo, mozzarella,
sale e pepe. La particolarità, però, consiste nel fatto che nelle porzioni che
vengono consegnate ai commensali è nascosta una moneta (”lu sold”, proprio
perché alle origini della tradizioni era la moneta da un soldo ad essere
l’ambito premio). Le porzioni sono messe in tavola e scelte in maniera casuale
dai commensali. Chi trova il soldo acquista il potere di ordinare il pranzo ai
commensali, il cosiddetto “cummit” (convito), che, come da tradizione, si
svolgerà il 21 novembre, che secondo il calendario religioso è il giorno
dedicato alla presentazione di Maria Vergine.
Altra versione della tradizione, decisamente più pagana, si
può rintracciare a Napoli ed è legata al convento in cima al colle di San
Martino, dove erano soliti recarsi “i cornuti” in processione cantando; nel
caso avessero incontrato nella salita una donna sconosciuta e l’avessero, per
modo di dire, “conquistata”, le corna sarebbero per incanto sparite.
Come tutte le tradizioni popolari, anche quella della pizza
di San Martino rischia di andare perduta; tuttavia, grazie alla caparbietà
degli emigranti teoresi, ogni anno si perpetua l’appuntamento dell’11 novembre
che diventa motivo di incontro tra gli emigranti in diversi posti nel mondo.
Anche quest’anno la tradizione è stata rispettata e in Svizzera, nei pressi di
Stans, si sono radunate circa 300 persone, tra le quali una buona parte erano
teoresi, anche se non mancavano altri irpini e altri italiani emigrati.
Hanno partecipato alla manifestazione, organizzata da Rocco
Casale e Antonio Ciccone, anche alcuni amministratori del comune di Teora, tra
cui il sindaco, e altri cittadini arrivati per l'occasione dall’Alta Irpinia, e
anche il console generale italiano in Svizzera, Mario Fridegotto.
Dalla serata trascorsa insieme, che ha visto la
partecipazione degli emigrati provenienti dai vari cantoni, è emersa l’idea di
gemellare il comune di Teora e il cantone di Lucerna, per replicare in altre
manifestazioni nel corso dell’anno il legame e il contatto tra emigrati e
luoghi d’origine. Anche a Teora, però, questa tradizione si rinnova ed è
rispettata, anche tra i giovani.
Il prossimo appuntamento individuato potrebbe essere legato
al carnevale e agli “squaqqualacchiun”, una maschera teorese tipica del
periodo del carnevale.
Di certo l’appuntamento dello scorso 11 novembre ha
rinfocolato quel legame mai interrotto tra emigrati e paese di origine. Negli
anni passati, e ancora oggi, anche in Italia settentrionale “la pizza di
Sant’Martin’” rappresenta una data cerchiata in rosso sul calendario dei
teoresi e occasione di incontro e di condivisione.
Infatti, nella condivisione e nell’amore per il prossimo sta
il significato simbolico della pizza, proprio come il Santo divise il suo
mantello con il prossimo infreddolito.
6 gennaio 2012
Intellettuali irpini, una riflessione

Nellanostra provincia abbondano i politici e gli intellettuali. Dei primi preferisconon parlare.
Sul secondo ambito, serve fare un piccolo quadro della situazione;in provincia ci conosciamo quasi tutti, se non di persona quanto meno di nome.
Esistono quattro giornali provinciali a buona tiratura (Mattino di Avellino, Ottopagine,Corriere Irpinia e Buonasera-ex Buongiorno); esistono tantissimi siti di informazioneonline, cresciuti moltissimo nell’ultimo anno (Irpinianews, Irpiniaoggi, IlCiriaco, Irpinia report, tu si nat in italy); esistono diverse televisionilocali, distribuite tra Avellino, Ariano e anche Lioni. Insostanza, c’è abbondanza di spazi informativi e una differenziata offerta,anche qualitativamente ampia, con buone punte di originalità e anche moltaimprovvisazione. Tuttoquesto ha anche l’ effetto di creare confusione, e di aprire palcosceniciimprovvisati per moltissimi aspiranti comunicatori, editorialisti avventurosi,commentatori imperterriti. E' da notare il fatto che esistano delle conventicole e deigruppi abbastanza definiti e tra loro molte volte in contrasto, che sicontendono non solo l’ultima voce in capitolo sui dibattiti dell’attualitàpolitica e culturale, ma anche il possibile accesso a forme di mecenatismopubblico, anche se le casse provinciali e regionali languono. Evito (per carità!) di entrare nelle pieghe del dibattito su uno dei pochi centri istituzionali di ricerca e attività culturale della nostra provincia (il Centro Guido Dorso).
Inoltre,i singoli componenti delle confraterniteintellettuali irpine tendono ad auto elogiare i propri circuiti diappartenenza, le proprie case editrici, i “fratelli” con i quali condividono unpezzo di cammino verso obiettivi sempre nebulosi. E anche auto elogiarsi. Il tutto è comunque rinchiuso negli angusticonfini provinciali, non guarda al di fuori, dove dovrebbe scontrarsi concompetitori forse più attrezzati. Anche gli argomenti (il meridionalismo neoborbonicoalla Pino Aprile, una difesa indefinita dell’identità irpina) e le modalità concui si affrontano (serie di editoriali su diversi quotidiani, convegni e caminettioligarchici aperte, di fatto, a poche menti elette) sono a dir pocodiscutibili. Nonè il caso di andare a scomodare Gramsci, Pasolini e Croce su che cos’è l’intellettuale e qual è il suo ruolo nella società. Bastapensare a quei tanti ragazzi e persone che portano avanti associazioni,progetti e passioni rimettendoci spesso di tasca propria, senza aspettare l’elemosinapolitica di turno (da quella del comune su fino a quella del Parlamento).
E aitanti “trasferiti”, gente che dell’identità irpina non se ne fa niente perché peresprimersi liberamente ha preferito altri luoghi e altri scenari. Lasciando lascena a molti personaggi in cerca d’autore.
27 dicembre 2011
L'Irpinia, il lavoro, il futuro
Questo è il pezzo uscito sull'ultimo numero di Nuovo Millennio. Ne approfitto per scusarmi della latitanza da questo blog (ampiamente compensata con altre forme di comunicazione), per fare gli auguri di buone feste e per segnalarvi l'uscita di TU SI NAT IN ITALY, una nuova avventura in cui sono coinvolte tante belle intelligenze. (scaricabile qui: http://www.tusinatinitaly.it/rivista01.php)

La letteraturaeconomica è strapiena di libri, saggi e contributi sul progetto diindustrializzazione del Mezzogiorno, dagli anni Cinquanta a oggi, con la Cassaper il Mezzogiorno prima e con i contributi dell’Unione Europea poi. Con questotema, e per esteso, con il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e sullasoluzione del problema occupazionale si sono confrontati le più grandi mentidell’economia e dell’intellettualità italiana, non sempre seguiti nei fattidalla politica e dall’imprenditoria. Il tema della “fabbrica del terremoto” è al centro della ricerca condottadall’Osservatorio Permanente sul Doposisma nel 2011. L’Osservatorio, istituitopresso la Fondazione MIdA, che gestisce le meravigliose Grotte dell'Angelo aPertosa, ha come obiettivo la promozione della ricerca per stimolare dibattitoe proporre suggerimenti su nuove possibili strade da percorrere. La ricerca diquest’anno è stata realizzata grazie al contributo dell’Area Ricerche del Montedei Paschi di Siena e contiene anche un interessante studio sul campo, condottoda una ricercatrice di Antropologia, Teresa Caruso, che ha vissuto a Caposeleper 7 mesi, su come una comunità si è ricostruita in 30 anni di ricostruzione. Nel rapporto del2011 c’è anche un contributo nel quale si affronta una cronistoriadell’intervento di sviluppo industriale dopo il terremoto e, soprattutto, c’èun censimento aggiornato al giugno 2011 su quanti addetti sono occupati e quante aziende sono attive oggi nelle20 aree industriali del Cratere. Il dato sugli occupati, in particolare, diceche oggi siamo al 49% rispetto alla previsione iniziale. La ricerca siaccompagna anche a una serie di proposte; una di queste parla esplicitamentedel problema dello squilibrio demografico tra aree metropolitane costiere diCampania e Puglia e ipotizza un nuovo sistema reticolare di mobilità, cherivaluti il trasporto ferroviario, per portare nuovi residenti nelle areeinterne e permettere loro di recarsi al lavoro in tempi ragionevoli. Sarebbequesto un modo per mettere a valore tutti i vani costruiti in abbondanza dopoil terremoto e lasciati vuoti dallo spopolamento delle aree interne,permettendo a giovani famiglie e nuovi residenti di lasciarsi alle spalle ilsoffocamento della città e apprezzare una qualità della vita a misura d’uomo.Così com’è, la situazione mostra una doppia disperazione, quella di chi vive inspazi angusti e in preda all’emergenza continua ( i rifiuti, il traffico, ilcongestionamento dei servizi, aule scolastiche con più di trenta alunni e senzaservizi) e quella di chi percepisce abbandono e solitudine (pochi servizi, scuole che chiudono, pochi trasporti, neanchel’accesso alla rete). La strategia di fondo si trova in continuità e affinitàanche con l’idea di ospitare e accogliere i migranti come nuovi residenti,lanciata anche in Irpinia qualche mese fa, quando molti giovani scappavano dalNord Africa avvolto dalle fiamme delle rivoluzioni contro i regimi. Bisogna ancheregistrare alcune storie di successo nel raccontare il disegno di sviluppodelle fabbriche del terremoto. Come ad esempio l’intervento della Ferrero aBalvano e Sant’Angelo dei Lombardi, dove i due stabilimenti hanno non solorispettato le promesse, ma incrementato il numero di occupati. La stessa cosasi è verificata per l’EMA di Morra de Sanctis, che prevede di aumentare ancorai propri occupati nei prossimi anni, oppure con la Desmon, un’azienda che ha ladirigenza a Nusco e altre succursali sparse per il mondo in Turchia, Cina eIndia. Altra storia degna di nota è quella della FG - Tek, a Porrara (S. Angelod. L.), che ha riconvertito la sua struttura produttiva passando dal settoredelle calzature alla produzione di fotovoltaico e mini-eolico. Ci sono settori di potenziale interesse per non lasciare inutilizzati capannonie aree che già hanno danneggiato paesaggi e ambiente; ad esempio le energierinnovabili, che in Campania e Basilicata conoscono un buon livello diproduzione che però hanno scarsa ricaduta sul reddito complessivo delle aree incui agiscono. Oppure investendo su quei settori del ciclo integrato dei rifiutiche mancano del tutto in Campania e che aggravano la gestione complessiva, adesempio la produzione di concimi dal compostaggio oppure il riciclo di alcunimateriali. Inoltre è essenzialeconsiderare una delle maggiori frecce disponibili all’arco di questi territorie del Sud in generale, il turismo. Infatti, si calcola che il numero di personeche si muoveranno per motivi turistici diventerà dieci volte maggiore di qua aqualche anno, quando molti cittadini di paesi emergenti e già in forteaffermazione (India, Cina, Brasile, ma anche alcuni paesi dell’Est Europa)potranno permettersi di viaggiare e scoprire nuove mete. Per questo ci sono lepremesse, ma ci vuole un grande balzo in avanti del marketing territoriale, diinfrastrutture e professionalità del settore. Di certo, come dicel’economista Gianfranco Viesti introducendo la ricerca (Uscire dal vicolo ciecodel sottosviluppo è il titolo dell’intervista), il problema del Mezzogiorno nonsi risolve senza risolvere il problema Italia, e non serve pensare all’unosenza considerare l’altro. Inoltre è ormai diventato impensabile pensare adalcuni territori senza considerare il contesto globale, e per quanto riguardail Sud, il resto dell’area mediterranea. Nella crisi che stiamo attraversando apagare sono i territori più deboli, e le aree interne del Sud lo sono; è perquesto che serviranno dosi massicce di genio e passione per trovare una nuovaprospettiva di futuro. Stefano Ventura, novembre 2011
14 dicembre 2011
Terre memori

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